Cinquanta foglie. Tanka giapponesi e italiani in dialogo.

Il “tanka” è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre haiku di tre versi; il suo ruolo-chiave nella storia della poesia nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava waka) e si protrae fino ai nostri giorni. La struttura metrica del tanka è di cinque versi privi di rime e così divisi: quinario / settenario / quinario / settenario / settenario. Nel periodo classico della storia giapponese, l’epoca Heian, il tanka era spesso usato come veicolo di messaggi amorosi o di scambi di pensieri tra amici: a un tanka inviato, spesso scritto su un biglietto speciale, appoggiato a un ventaglio o legato a un ramo fiorito, rispondeva un tanka di ritorno. Ispirandosi a quell’antico cerimoniale Paolo Lagazzi, noto saggista e scrittore, da anni impegnato nella diffusione della poesia giapponese in Italia, ha scelto venticinque tanka giapponesi recenti e li ha proposti in traduzione italiana, uno per ciascuno, a venticinque poeti italiani invitandoli a rispondere con un loro tanka. A loro volta i tanka italiani sono stati tradotti in giapponese, in modo che tutti i testi possano essere letti sia in Giappone che in Italia. Arricchita da tavole di Satoshi Hirose e Daniela Tomerini, un’antologia come questa è una testimonianza di grande valore simbolico: nell’età della nuova intolleranza, essa ci ricorda che anche tra culture profondamente diverse è sempre possibile il confronto pacifico.

Copertina flessibile: 93 pagine

Editore: Moretti & Vitali (27 ottobre 2016)

Collana: Fabula

ISBN-13: 978-8871866628

La stanchezza del mondo. Ombre e bagliori dalle terre della poesia

 

Ripercorrere il senso, il ruolo e il valore che la poesia può ancora avere nel mondo è un compito che va ben oltre le questioni linguistiche o di poetica, il vaglio degli strumenti retorici o le annose discussioni sul canone: è un compito che chiede a tutti noi – poeti, critici o puri lettori – il coraggio di considerare con chiarezza la situazione dell’uomo in questo momento storico. Se fosse possibile individuare una chiave per descrivere i nostri anni nel loro insieme, cosa potremmo dire se non che questa è l’età della stanchezza? Innumerevoli opere, non solo di poesia, grondano oggi stanchezza: sono voci opache, espressioni d’apatia, testimonianze d’una vitalità ottusa e perplessa benché non di rado ammantata di colori falsamente sgargianti. Presi in un intreccio inestricabile fra la stanchezza delle parole e le parole della stanchezza, gli uomini appaiono sempre più rassegnati, incapaci di credere davvero che qualche grande novità possa trasformare in meglio la storia. Ciò nonostante nella poesia resiste una forza refrattaria alla tentazione di adagiarsi nel sentimento dello sfacelo. È forse un caso se già Hölderlin aveva osservato, in limine alla grande crisi del moderno, “ciò che resta lo fondano i poeti”

Copertina flessibile: 257 pagine

Editore: Moretti & Vitali (13 novembre 2014)

Collana: I volti di Hermes

ISBN-13: 978-8871865850

Le lucciole nella bottglia

Pochi poeti hanno saputo esprimere, come Umberto Piersanti, il miracolo della vita sullo sfondo di quelle minacce che si agitano di continuo dagli scenari oscuri della Storia, del tempo, della realtà. Per quanto tesa alla bellezza, la vita è sempre sull’orlo dello sgretolamento e del nulla come un dono prezioso e fragilissimo. Innumerevoli ombre, malattie, guerre – o anche solo l’immensa forza del tempo – sovrastano il bisogno degli uomini di sentirsi liberi, di abbandonarsi al battito dei sensi, di gustare i sapori terrestri e, attraverso tutto ciò, di rinnovare senza fine la fiamma della propria anima. Ma solo in apparenza la Realtà può trionfare su quel sogno immortale che è la vita. Questo sogno è più forte di ogni cosa, per quanto, allo stesso tempo, fragile come le lucciole che, in un gioco infantile, il poeta chiudeva in un fiasco per liberarle poi come scie di luce, pulviscoli di stupore, filamenti di piccole stelle.

Copertina flessibile: 138 pagine

Editore: Archinto (5 settembre 2012)

Collana: Le mongolfiere

 

ISBN-13: 978-8877686145

Otto piccoli inchini

 

Questo non è un libro vero e proprio: vorrebbe essere, piuttosto, qualcosa di lieve e fluttuante come una cadenza cerimoniale di piccoli inchini, e insieme qualcosa di franco e schietto come uno scambio di strette di mano tra amici. Nelle sue pagine, brevi riflessioni di Paolo Lagazzi sul senso di parole quali poesia, follia e magia, o sulla straordinaria figura di un maestro zen, si alternano con alcune tavole a colori di Daniela Tomerini in un contrappunto tra emozioni e pensieri, passi e soste, voci e silenzi.

Copertina flessibile: 55 pagine

Editore: Gruppo Albatros Il Filo (14 ottobre 2011)

Collana: Nuove voci

ISBN-13: 978-8856750560

Forme della leggerezza

 

In un mondo troppo spesso dominato dal demone della pesantezza, dalla rigidezza delle idee e dal risucchio asfissiante delle cose, Paolo Lagazzi ha cercato per anni, nella letteratura e nell’arte, l’orizzonte della leggerezza. Lagazzi sa mostrarci come la leggerezza si annidi, fluttuando, tra le volute del caso e il vento del destino e soprattutto sa cogliere, anche nei mondi degli autori più tragici, dolorosi e arsi, semi di quella leggerezza che è il soffio dell’altrove, la fiammella della grazia, il battito irriducibile della speranza, o quella misteriosa radice, capace di far spuntare le ali, di cui parlava Aristofane negli Uccelli.

Copertina flessibile: 302 pagine

Editore: Archinto (7 aprile 2010)

Collana: Lettere

ISBN-13: 978-8877685469

La casa del poeta

Per ventiquattro anni, ogni estate, Paolo Lagazzi si è inerpicato lungo la strada serpeggiante che da Parma conduce verso la casa di Attilio Bertolucci.

In quelle estati Lagazzi ha trovato nel poeta parmigiano un maestro e un amico. Ha subito il fascino della sua selvatica pazienza. Ha condiviso con lui la quiete della dimora e le vibrazioni della natura. Ha avvertito il tremendo e l’«intatta ilarità d’infanzia». Ha visto come Bertolucci potesse abitare nel corpo vivo del mondo e al tempo stesso nella verità della poesia. La casa del poeta ci fa capire come la poesia possa irradiare una «luce vera», in grado di illuminare il nostro incerto cammino nel mondo.

Copertina rigida: 187 pagine

Editore: Garzanti Libri (22 maggio 2008)

Collana: Le forme

ISBN-13: 978-8811600756

Per un ritratto dello scrittore da mago

Prendendo spunto dalla studio di Jean Starobinski sul saltibanco, il libro nasce dal desiderio di spostare l’indagine del critico ginevrino su una figura prossima a quella del funambolo, ma insieme sottilmente diversa: il mago (nel senso, anzitutto, di prestigiatore). Anche nei gesti del prestigiatore, scrive Lagazzi, possiamo riconoscere uno degli emblemi più eleganti e vertiginosi dell’arte contemporanea. Queste pagine celebrano (scrive Valerio Magrelli nella prefazione) la “fase sorgiva dell’atto letterario” e, in controluce ad essa, la possibilità di un taglio gioioso, pregnante e liberatorio, dell’esercizio critico.
***

Quale altro libro poteva essere più con­sono ad aprire una collana nel segno di Hermes – il dio degli incanti e degli stratagemmi, delle menzogne e delle magie – se non questo Ritratto dello scrittore da mago che si annuncia fin dall’inizio, con la sua alternanza di figure, di criptici segni, di auree parole, come una misteriosa scatola di giochi, un mazzo di carte truccate, una lanterna magica, un caleidoscopio di imma­gini colorate e mutevoli che ingannando gli occhi confortano lo spirito? Già da tempo, con gli studi dedicati alla poesia di Attilio Bertolucci, alla narrativa di Silvio D’Arzo, alla saggistica letteraria di Pietro Citati (per limitarsi ai più noti), Paolo Lagazzi ci aveva abituati a una scrittura in cui la profondità dell’indagine si conciliava con la leggerezza e la grazia di uno stile aereo, metamorfico, scintillante: ma qui, in queste pagine volutamente frammentarie, dedicate ad alcune delle figure più stralunate del nostro Novecento (come Bruno Barilli o Zavattini) o alla narrativa gialla (da Agatha Christie a Chesterton), Lagazzi rivela (ma senza troppo svelare) il carattere cangiante, illusionistico, mozartiano della sua idea di lettura e di scrittura: il critico letterario non può limitarsi, come da troppo tempo accade, «a leggere fra le righe, a togliere maschere, a smontare effetti», ma deve sapersi abbandonare a quell’immaginoso gioco delle forme e della vita, in cui consi­ste, da Omero ad oggi, il mondo fiammante e rapinoso della letteratura, sia che esso voglia semplicemente incantarci con le sue storie, sia che voglia farci meditare sul destino dell’uomo e sulla natura dell’uni­verso. Ma questi «frammenti di un discorso magico», a legger bene, sono anche una pudica, appena accennata, ma non meno profonda «educazione sentimentale»: la storia di un figlio che inventa un suo modo di leggere per onorare la figura, candida e struggente, del padre che raccontava ai suoi bimbi «storielle fatte di nulla», iniziandoli ai prodigi illusionistici della parola.

Copertina flessibile: 128 pagine

Editore: Moretti & Vitali (2006)

ISBN-13: 9788871863115

Vertigo: l’ansia moderna del tempo

 

Il sentimento del tempo scandagliato nelle nuove forme che va assumendo ai giorni nostri: l’ansia, il senso di vertigine e di spaesamento di fronte ai ritmi frenetici della quotidianità; e insieme il bisogno di una seconda occasione per ridare un significato alla vita.

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Quello che ci è dato di attraversare è davvero il tempo dell’ansia e delle vertigini. Presi fra gli appelli incessanti della civiltà della fretta, le impasse del mondo e le voragini del nostro cuore, ci dibattiamo come funamboli su un filo sdrucciolevole alla ricerca di qualcosa che ci liberi dal senso di precarietà dei giorni, che dia consistenza e respiro alle nostre vite. Molte fra le opere della letteratura, dell’arte e del cinema novecenteschi testimoniano la marea montante dell’ansia di fronte ai vortici del tempo. Muovendosi fra testi narrativi e poetici, tra film e quadri, riti mediatici e scenari epocali, Paolo Lagazzi focalizza la sua attenzione su alcuni dei capolavori di Joseph Conrad, di Alfred Hitchcock e di Bernard Malamud.

Copertina flessibile: 128 pagine

Editore: Archinto (1 gennaio 2002)

Collana: Gli aquiloni

ISBN-13: 978-8877683502

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